Acne nella storia: anche il faraone aveva brufoli e cicatrici sul suo volto

Acne nella storia: anche il faraone aveva brufoli e cicatrici sul suo volto

Acne è una delle più comuni malattie croniche della pelle. Sia sul viso, che sulla scollatura o sulla schiena, colpisce tutte le età, dai neonati agli anziani e tutti i gruppi etnici. E mentre si parla spesso di una grande influenza dello stile di vita moderna sulla comparsa di brufoli – per esempio alimentazione sbagliata, stress o inquinamento atmosferico – acne non è di certo un fenomeno moderno. Ne sapevano già nell´età antica.

Alcuni scritti egiziani menzionano che molti faraoni soffrivano di acne e che anche loro tentavano di curarla. Con la comparsa dei brufoli e il trattamento di acne erano associate molte storie e superstizioni legate alla magia. Uno dei più antichi testi medici – papiro Ebers – presenta il “aku-t“, che è stato in seguito tradotto come foruncolo, piaga o generalmente come un gonfiore infiammatorio, “Aku-t“ è stato curato con prodotti di origine animale e con miele. Gli antichi Egizi credevano che i brufoli si formino a chi sta mentendo. Anche se dall’acne soffriva probabilmente il più famoso faraone egizio – Tutanchamon. Nella sua tomba sono stati trovati i resti di prodotti usati per curare acne e cicatrici dall’acne.

Anche gli antichi Greci conoscevano l’acne, nei suoi scritti hanno descritto questa malattia per esempio il medico Ippocrate e il famoso studioso Aristotele. Il termine “acne“ ha origini nel greco – probabilmente proviene dal greco akme, che significa vetta. I Greci associavano questa malattia con la pubertà. Paolo di Egina, un eminente medico greco vissuto nel 7 o secolo dC, raccomandava per il trattamento di acne leggera il miele, per forme più gravi poi una miscela a base di sapone.

Guardate le stelle cadenti

Anche i Romani associavano i brufoli alla pubertà. Trattavano l’acne con bagni sulfurei, che dovevano pulire i pori della pelle. Il medico di corte dell’imperatore Teodosio consigliava anche di strofinare i brufoli con un pezzo di tela e allo stesso momento guardare le stelle cadenti, perché credeva, che poi anche i brufoli “cadranno“ dal corpo.

Nel 16 o  e 17 o secolo era attribuita una particolare importanza all’aspetto della donna. Segno di nobiltà era una pelle molto pallida, le donne quindi hanno cominciato ad applicare il trucco sul viso, strati del veneziano bianco. Si tratta di un pigmento bianco di piombo molto coprente, ma che creava un terreno fertile proprio per l’acne. Esso si “curava“ persino bruciando con acido di mercurio, che danneggiava tutta la pelle. Poi si è per fortuna tornati ai metodi dei tempi antichi e si è cominciato di nuovo a usare lo zolfo.

Lo Zolfo, che non ha un bel odore, è stato sostituito nel trattamento di acne negli anni ’20 del 20 o secolo dal più efficace perossido do benzoile. Negli anni ’50 poi gli antibiotici tetracicline hanno iniziato l’era della terapia farmacologica, che continua ancora oggi. L’ultimo decennio ha portato nuovi metodi – uso della luce, del laser o del peeling chimico. Un nuovo metodo nel trattamento di acne ha portato dopo più di dieci anni di ricerca scientifica il dispositivo  Face-Up!, che come l’unico al mondo utilizza il campo magnetico pulsato e il campo di luce e il calore e in questo modo accelera il metabolismo delle cellule della pelle.